J’ai commencé hier ce blog sur la comédie italienne et aujourd’hui (7 juin) tombe cette nouvelle. Mon premier article sera donc un chaleureux hommage à ce grand réalisateur et scénariste italien.
Dino Risi : « La morte? Mi incuriosisce. Prevedo delle sorprese. La vita in fondo non è questa grande trovata… » (La mort ? Ça me rend curieux. Je prévois des surprises. La vie au fond, n’est ce pas cette grande trouvaille …)
Dans cet article italien, vous trouverez une rétrospective de sa carrière avec plusieurs de ses meilleures réalisations.
Voici quelques titres :
1955 : Pane, amore e… avec Vittorio De Sica
1959 : Venezia, la luna e tu avec Alberto Sordi et Nino Manfredi
1959 : Il Vedovo avec Alberto Sordi
1960 : Il Mattatore avec Vittorio Gassman
1961 : Una vita difficile avec Alberto Sordi et Lea Massari
1962 : La marcia su Roma avec Gassman et Tognazzi
1962 : Il sorpasso (Le Fanfaron) avec Gassman et Jean-Louis Trintignant
1963 : I Mostri (Les Monstres) avec Vittorio Gassman et Ugo Tognazzi
1965 : I complessi épisode ‘Une journée décisive’ avec Nino Manfredi
1966 : Operazione San Gennaro avec Nino Manfredi et Totò
1968 : Il Profeta (Le prophète) avec Gassman et Ann-Margret
1970 : La moglie del prete avec Sophia Loren et Marcello Mastroianni
1973 : Sessomatto (Sexe fou) avec Giancarlo Giannini, Laura Antonelli
1974 : Profumo di donna (Parfum de femme) avec Vittorio Gassman
1976 : Telefoni bianchi avec Agostina Belli, Vittorio Gassman
1978 : I nuovi mostri avec Sordi, Gassman, Tognazzi
1980 : Les Séducteurs épisode ‘Le carnet d’Armando’ avec Ugo Tognazzi
Coïncidence, j’ai vu hier soir, Il Profeta, interprété par Vittorio Gassman, qui était une bonne « sorpresa ».
Histoire: Après avoir passé cinq ans au sommet d’une montagne, totalement coupé du monde, Pietro, dit « le Prophète », revient en ville sous escorte policière pour un procès. Malgré ses intentions purs et complètement désintéressé financièrement, il va tomber amoureux et faire progressivement des compromis à son éthique de vie passée.
note: 7 /10
Dino Risi nous livre en fait un procès ironique de la société de consommation de la fin des années 60 en Italie. Critiques qu’on retrouvera dans les années 70.
Il Profeta (1968 Le prophète)
Vittorio Gassman et Ann-Margret
Ciao Maestro.




27 novembre 2009 à 16:55
Carino l’omaggio al compianto Dino Risi, ma mancano titoli fondamentali della sua filmografia, ben più di altri che hai citato: Poveri ma belli (ben più riuscito di Venezia, la luna e tu, con Sordi e Manfredi francamente improponibili come gondolieri veneziani), Straziami ma di baci saziami, Vedo nudo (pur nei limiti di un prodotto di cassetta, più significativo dell’analogo Sessomatto: su Sesso e volentieri stendiamo un velo pietoso), In nome del popolo italiano e Anima persa, che insieme a Profumo di donna forma un memorabile dittico sul male di vivere, basato su romanzi di Giovanni Arpino; non ti dimenticare che Risi era laureato in psichiatria, e quindi questa svolta « nera » (per certi versi analoga a quella dell’amico Monicelli con Un borghese piccolo piccolo) era in qualche modo scritta nel suo destino (sulla stessa falsariga – ma via via scemanti di qualità – sono da ricordare anche Fantasma d’amore, Scemo di guerra e Tolgo il disturbo). La moglie del prete è carino, ma non tra i migliori né di Risi né della coppia Loren-Mastroianni (molto più in parte nei film di Blasetti e soprattutto di De Sica, per non parlare del loro capolavoro Una giornata particolare, co-produzione italo-canadese del grande Ettore Scola); mentre assolutamente evitabili le citazioni di altri due tra i peggiori film di Risi, Telefoni bianchi e Il profeta, forse il suo più brutto (ma come hai potuto mettere pure il video?), e davvero trascurabile l’episodio con Tognazzi del mediocre Les Séducteurs.
27 novembre 2009 à 21:18
Alessandro, je suis désolé que tu n’es pas apprécié il profeta, Telefoni bianchi et l’épisode de Tognazzi dans les séducteurs. Le prophete même si la réalisation n’est pas parfaite critique assez bien la société de consommation et du paraitre. C’est un film philosophique. La video n’est pas le meilleur extrait du film mais c’est la seule disponible que j’ai trouvé. Si tu en trouves une meilleure merci de l’indiquer. Telefoni bianchi est assez inégal mais il ya de très bonnes scènes comme cette performance d’acteur de Gassman. Maintenant les critiques ne partagent toujours les mêmes gouts, suivant leurs centres d’intérêts, culture et expériences personnelles.
28 novembre 2009 à 04:02
Per quanto riguarda Telefoni bianchi, vorrebbe essere un affresco di costume come Una vita difficile, ma la distanza tra i due è siderale: Gassman e Tognazzi gigioneggiano (insieme hanno fatto di molto meglio, vedi sempre di Risi La marcia su Roma, I mostri e In nome del popolo italiano; imperonabile poi la morte di Gassman, scimmiottamento di un altro capolavoro come La grande guerra di Monicelli) e Agostina Belli è inconsistente come protagonista (molto più toccante come Sara in profumo di donna). A questo punto meglio Sono fotogenico con Renato Pozzetto ed Edwige Fenech, pur non eccellendo lo stesso.
Come ho già scritto (ma non è un opinione mia né del DAMS, semplicemente basta seguire l’evoluzione della filmografia di Risi e l’attenzione che ha avuto, e questo vale per qualsiasi altro regista o attore), a partire da metà anni ’70 Risi ha dato il meglio di sé riscoprendo la sua vocazione psichiatrica con due film sul male di vivere tratti da romanzi di Giovanni Arpino (Profumo di donna e Anima persa), cui sono seguiti Caro papà, Fantasma d’amore, Scemo di guerra dal Deserto della Libia di Tobino (così come l’ultimo film di Monicelli: Le rose del deserto) e Tolgo il disturbo, che però via via scemano di qualità. Contemporaneamente invece le commedie di Risi si fanno sempre più sfilacciate e mediocri, e in tal senso Telefoni bianchi e Sono fotogenico non sarebbero neanche le peggiori: vedi Il commissario Lo Gatto con Lino Banfi o – peggio che peggio – Giovani e belli, un pessimo remake attualizzato di Poveri ma belli con Anna falchi. Per questo è passato a dirigere fiction tv, ma i risultati son stati piuttosto anonimi. Tutti questi sono dati di fatto che non si possono omettere, sennò diventa un ricordo monco di un grande – sia pure a fasi alterne, anche più di Monicelli – come Dino Risi…
28 novembre 2009 à 05:31
Alessandro, encore une fois je ne partage pas certains de tes propos. Ce n’est pas vraiment le lieu pour faire une critique de la critique d’art mais sache que ce que tu consideres comme des faits n’en est pas toujours, mais un ensemble d’aprioi admis et répété dans certains livres. Je prefère parler des films qui m’ont plu plutot que de critiquer ceux qui m’ont déplu ou déçu comme In nome del popolo italiano. J’apporte mon opinion de franco-italien « méridionale » et toi de jeune vénitien. Nous partageons plusieurs idées mais il demeure des divergences claires. Je pense que chaque lecteur aura des affinités avec l’une ou l’autre de nos interpretations. Vu que Monicelli est encore vivant, il serait intéressant de savoir ce qu’il pense de tout cela. Interroge le et tu verras bien.
28 novembre 2009 à 06:20
In nome del popolo italiano è uno dei migliori film di Risi (non al livello dei Mostri, ma certamente superiore a La marcia su Roma: quest’ultimo rimane buono, però il meglio lo danno gli irresistibili duetti tra Tognazzi e Gassman, supportati da una storia di maggior spesso in In nome del popolo italiano), che anticipa di vent’anni Tangentopoli in modo ben più incisivo di Tutti dentro (1984), di un Alberto Sordi ormai già dentro al declino artistico (non solo suo, ma anche di quel modo di far cinema d’estrazione neorealista): siamo ormai dentro all’involuzione in nero della commedia all’italiana (anni 70), dove i caratteri negativi e opportunisti dei suoi personaggi e/o della società che li circonda vengono portati alle estreme conseguenze, mentre le commedie più brillanti risultano sempre meno convincenti. A tal proposito ti segnalo questo articolo sull’argomento pubblicato sul sito Davinotti: http://www.davinotti.com/index.php?option=com_content&task=view&id=181&Itemid=79 . Ognuno è libero di tenersi la propria opinione, ci mancherebbe altro, ma i dati di fatto tali restano, e non certo perché lo dico io che non sono nessuno e non pretendo di insegnare niente a nessuno…
28 novembre 2009 à 06:43
ma certamente superiore a La marcia su Roma
Adesso mi fai ridere, Alessandro.
Questo e un fatto, te l’assicuro.
Grazie per la risata !
28 novembre 2009 à 06:51
Beh, La marcia su Roma è discreto, ma il meglio lo danno soprattutto i duetti tra Gassman e Tognazzi: infatti secondo me cade ogni tanto nel farsesco (cosa che invece non succede nel Federale di Salce, il film che segna il passaggio di Ugo Tognazzi alla commedia all’italiana), diciamo che In nome del popolo italiano ha una storia più curata e perfettamente calata in uno scontro ideologico (il magistrato comunista Tognazzi, l’industriale truffaldino Gassman) attuale ancora oggi, per lo meno in Italia. Comunque ti consiglio di dare un occhiata a quella pagina web che ti ho segnalato, e poi ne riparliamo…